domenica 23 novembre 2014

Riderci su

Quando internet come oggi lo conosciamo non esisteva, qui in Italia il mito dell’America era molto più presente, complice il fatto che le mode e le novità che (chissà poi perché?) arrivavano quasi esclusivamente da oltreoceano non erano istantanee ma ci giungevano sempre con mesi, se non addirittura con anni, di differita.
Siamo sempre stati un po’ pecoroni, in Europa ma molto più in Italia, nel sorbirci tutto ciò che arrivava dagli U.S.A, di buono e di meno buono, senza alcun senso critico solo per il fatto che fossero cose americane.
Di certo se uno si ferma solo un po’ a riflettere si accorge che non è tutto oro quel che luccica e che seppure “avanti” in molti campi e settori, la società statunitense è piena zeppa di problemi e contraddizioni.
Nonostante tutto però, se vogliamo essere obiettivi, a livello musicale negli ultimi 50 anni ci han fatto scuola. Secondo me il fatto che la musica lì non sia vista come una perdita di tempo e concepire l’idea che possa, oltre che essere una grande passione, essere anche un mestiere a tempo pieno dà una marcia in più agli americani.
Uno dei difetti però è anche quello che a volte i musicisti, soprattutto quelli che suonano magari qualche genere considerato più “colto”, hanno la tendenza a prendersi davvero troppo sul serio.
In questo scenario trovare anche chi, non senza mancare comunque di bravura tecnica o di professionalità, riesce a prendere le cose un po’ più alla leggera e a prendere/prendersi un po’ in giro è per me molto piacevole, soprattutto se ciò arriva da un popolo che tendenzialmente è un pochino bigotto e perbenista.
Qualche anno fa sono incappato per caso in Highway to Hangover, primo album uscito nel 2006 dei Bourbon Crow. Non che l’ironia e l’autoironia di Wednesday 13 non siano già abbondantemente presenti nel suo progetto principale, ma in questa band lui e Rayen Belchere riescono a prendere un genere tra quelli più classici della musica americana moderna e dargli un punto di vista decisamente più divertente. In particolare la loro scelta di usare il country/western e dissacrarlo con testi tanto esilaranti è stata una cosa che mi ha conquistato al primo ascolto.
Ho un amico che spesso in compagnia ci dice quale canzone vorrebbe al suo funerale, cambiandone più o meno una a settimana e suscitando ilarità generale. Be’, se dovessi sceglierne una io per il mio, in questo momento, vorrei che fosse “I wanna go” dei Bourbon Crow. Se proprio dobbiamo andarcene è meglio farlo con un sorriso.

Bourbon Crow su wikipedia (inglese)

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