Per un lungo periodo periodo della mia vita ho avuto una sorta di avversione per gli anni '80. Mi ero un po' fissato diciamo, e riuscivo a vedere solo il peso che in quel decennio si era dato all'apparenza, ai soldi oltre al disgusto che provavo per il cattivo gusto nella moda dei capelli cotonati, dei colori fluo, delle spalline, delle braghe a vita alta.
Avevo esteso questo rifiuto anche per la maggior parte della musica, forse anche per il fatto che erano anni dove aveva spadroneggiato il genere pop, e la neonata elettronica era onnipresente a mo' di prezzemolo non solo nel pop ma aveva a mio modo di vedere "ammorbato" anche generi che ritenevo più "puri" come il rock.
Di recente invece mi è ricapitato di ascoltare Jump dei Van Halen e di ripensare ai miei 7-8 anni, quando in ferie nell'isola di Silba in Croazia ho per la prima volta sentito alla radio quel brano. Ho ritrovato anche nel mio album una foto di quelle ferie, quel piccolo me mingherlino in costume da bagno, con un piede in una ciabatta e l'altro in un sandalo. Un bambino felice insomma. Un potenziale adulto senza preconcetti che aveva trovato in quella canzone una grinta che lo contagiava e non stava a farsi tremila pippe mentali.
Qualche tempo dopo ero riuscito a catturare quel pezzo su cassetta grazie al primo registratore a cassette di mia sorella, accostando l'altoparlante della vecchia radio Telefunken di mio padre al microfono (cavi di collegamento tra i due apparecchi: non pervenuti!). Sembra la preistoria, sembra una vita fa, oggi che le nuove generazioni non hanno nemmeno fatto in tempo ad usare i CD.
Crescendo ho avuto la fortuna di capire che nella musica si può cambiare idea, come più in genere nella vita. Ma solo di recente ho veramente capito quanto sia molto più importante fare quello che ci si sente, e non quello che si pensa sia "da fare". E so anche grazie a chi.
È facile e possibile molto più spesso di quanto pensiamo.
venerdì 21 novembre 2014
Cambiare idea
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