Il mio primo incontro ravvicinato del terzo tipo con la musica rap l'ho avuto a 12 anni quando l'allora fidanzato di mia sorella mi ha prestato la musicassetta "Deejay Rap", compilation prodotta da Radio Deejay.
La compilation conteneva l'imbarazzante "The rappers" di Jovanotti, che nell'88 aveva esordito con il suo primo album dove cantava in inglese. Imbarazzante più che altro per me perché ricordo che il primo Jovanotti mi aveva preso strabene, nonostante dovesse musicalmente ancora cominciare a produrre qualcosa di decente. Quell'album era un patetico scimmiottamento di un genere che in Italia all'epoca non si sapeva ancora cosa fosse.
La cassetta comunque conteneva tra le altre tracce anche "No Sleep Till Brooklyn" dei Beastie Boys.
Quello è stato un momento della mia vita in cui, anche se forse ancora inconsciamente, ho cominciato a capire che il mondo non è fatto di bianchi e di neri, ma contiene anche tutte le gradazioni possibili e immaginabili da un estremo all'altro.
Non posso certo dire che i Beastie Boys fossero in prossimità della loro maturità artistica. Inoltre ero ancora troppo giovane e stavo per entrare in una delle mie ultime monomanie musicali (quella per gli Iron Maiden), ma il seme del buonsenso si era conficcato nel mio cervello nell'attesa di poter germogliare.
Ignoravo all'epoca il significato della parola crossover ma quella canzone parlava chiaro: mescolare, confrontare, sperimentare è una strada che nella vita non ci si deve precludere. I fanatismi, gli estremismi, gli -ismi solitamente non portano a nient'altro che alla fossilizzazione e alla sterilità mentale e morale. Dopo di allora, fortunatamente, ho avuto modo di ascoltare molta musica dove il confine tra due o più generi veniva cancellato, disintegrato, spazzato via a forza di buone idee e pian piano ho cominciato ad aprire la mente e le orecchie.
Ignoravo anche che l'assolo di chitarra fosse opera di Kerry King degli Slayer e che solo pochi anni prima i Beastie Boys fossero nati come band hardcore nell'allora nascente scena newyorkese (anche se scoprirlo molti anni dopo mi è sembrato come trovare l'ultima tessera di un immaginario puzzle) ma col senno di poi posso dire che se nessuno avesse un po' più di coraggio di mettersi in gioco e di provare, magari anche a forza all'inizio, di prendere un po' di bianco e un po' di nero, e di sporcarsi le mani finché non diventano grigie il mondo sarebbe già finito da un pezzo.
i Beastie Boys su Wikipedia
No Sleep Till Brooklyn su YouTube
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