sabato 17 gennaio 2015

78 giri

Di preciso non mi ricordo esattamente quando ho visto per la prima volta "Accordi e disaccordi" ("Sweet and Lowdown") di Woody Allen. Magistrale interpretazione di Sean Penn. Credo fosse il 2001 o il 2002, ma devo dire che, a parte il fatto che lo trovo un film davvero bello e a suo modo poetico, probabilmente avrei faticato all'epoca a poter venire a conoscenza di Django Reinhardt.
Diciamoci la verità, io il jazz facevo, e faccio tuttora, un po' di fatica ad ascoltarlo, soprattutto perché i jazzisti sono troppe volte musicisti un po' troppo boriosi e autoriferiti (anche se mi rendo conto di non conoscere per niente quel mondo e di avere qualche pregiudizio).
Ma Django non era un musicista jazz.
Django era musica, punto e fine.
Potrei parlare e scrivere un sacco su di lui, di quanto incredibile sia che una persona con due dita della mano sinistra paralizzate possa essere riuscito a suonare così.
Ma l'unica cosa giusta da fare è stare zitti ed ascoltare, dato che, per nostra fortuna, 80 anni fa esistevano già i 78 giri.

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